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corso fotosub

Lez. Fotosub 06 - L'attrezzatura del fotosub: analogica o digitale?

di Francesco Turano



8/5/2007 - Iniziamo con questa lezione un percorso alla scoperta delle attrezzature disponibili sul mercato per il fotografo subacqueo, la cui scelta è diventata oggi molto più complicata rispetto al passato per l’enorme quantità di prodotti in continua e inarrestabile evoluzione.

Voglio proporvi alcune righe che mi colpirono tempo fa, prima di addentrarmi nel vivo del discorso su come si possa decidere, oggi, di fotografare.

Tratte da: PressRelease – Inserto n. 60 ottobre 2006

Scrive Hubertus von Amelunxen:

“Non c’è dubbio che è improbabile che l’immagine digitale sostituisca la fotografia tradizionale come questa riuscì a sostituire la pittura, o il cinema a sostituire la fotografia, o il video a sostituire il cinema, ecc. La digitalizzazione della fotografia significa semplicemente la sua traduzione in un codice numericodunque non visivo – una traduzione che essa condivide con altri media del suono, con la scrittura, con il cinema. Un computer mette in codice la scrittura, il suono, la fotografia o il cinema, irrispettoso dei singoli media, sulla base di algoritmi. Multimedialità non significa varietà di media ma corrispondenza tra i media, implicita nel computer. Così la digitalizzazione ci offre nuovi spazi per l’immagine all’interno dei quali le possibilità di modulazione sono determinate dalla sola aritmetica, e i legami con la realtà possono essere stabiliti in modo arbitrario. I concetti di immagine, spazio, rappresentazione, archivio storico, archivio umano (la memoria) sono destinati ad essere sottoposti a una incredibile revisione”.

In questo quadro moderno, in cui anche la fotografia è stata tradotta in numeri, come affrontare la scelta dell’attrezzatura per fotografare sott’acqua?

La risposta è complicata. Premesso che con queste brevi lezioni ci si rivolge a fotoamatori o aspiranti tali e che non ci sogniamo di dare consigli a chi vuol fare il fotosub professionista (poiché trattasi di attività svolta un esiguo numero di persone… piuttosto difficile e poco remunerativa, salvo casi rari), proviamo ad affrontare l’argomento scegliendo intanto se acquistare un’attrezzatura analogica o digitale.

Verrebbe da chiedersi, prima di tutto: sappiamo usare il computer e i programmi di fotoritocco e gestione delle immagini? Se da un lato è vero che oggi tutti usiamo il pc con la stessa facilità di un telefonino, è pur vero che non tutti hanno il tempo per sedersi e lavorare sulle proprie immagini da usare, per esempio, per proiezioni o per farne delle stampe.
L’acquisto di una fotocamera digitale, quindi, prevede l’acquisto di un computer e di un certo tipo di programmi, non essendo sufficiente, nella maggior parte dei casi, usare il pc di casa già in nostro possesso. Con una fotocamera tradizionale, invece, all’inizio si potrebbe fare a meno del computer utilizzando pellicola per diapositive e proiettando le stesse con un normale ed economico diaproiettore.

Ma al momento del bisogno, quando serve che l’immagine su pellicola diventi un file, è necessario di nuovo il computer e non solo, ma anche uno scanner dedicato all’acquisizione delle diapositive: un pezzo in più e lavoro in più. Tuttavia, anche per proiettare i nostri normali file, sarà necessario un pezzo in più: si tratta del videoproiettore, attrezzo molto costoso, delicato e sofisticato, dalla resa non paragonabile a quella di un normalissimo diaproittore (quest’ultimo è a mio avviso ancora oggi superiore in termini di qualità). La decisione su cosa fare, in base a quanto detto, diventa allora strettamente personale.

L’ideale sarebbe usare i due sistemi, analogico e digitale, simultaneamente, ma al momento dell’acquisto di un sistema fotografico non ci si può cimentare in una spesa folle: conviene fare un passo alla volta. Forse, per coloro che iniziano oggi a fotografare sott’acqua, l’ideale potrebbe essere una fotocamera digitale compatta con il suo scafandro e un piccolo flash: è il sistema per ottenere più velocemente delle buone immagini anche se non ci consente di apprendere i meccanismi della tecnica fotografica a causa di tutta una serie di automatismi di cui inevitabilmente saremo vittime.

Per imparare a fotografare è necessario passare attraverso la fotografia tradizionale con l’uso della pellicola, dove ogni errore rimane indelebile e ci consente di capire, migliorare e fotografare nel vero senso della parola. Oppure usare una reflex digitale in manuale

Non vorrei confondere le idee al lettore, ma oggi anche il mercato stesso del mondo della fotografia è abbastanza confuso, ed è bene tener presente che stiamo attraversando un periodo di transizione piuttosto rilevante.

Tornando al nostro dilemma, cerchiamo di semplificare il tutto ponendoci dei punti di riferimento precisi: vogliamo le foto buone e subito e non ci importa approfondire? Vogliamo invece approfondire e conoscere tutti i segreti della fotografia? Vogliamo ancora orientarci verso una via di mezzo tra le due soluzioni estreme? Sceglieremo pertanto di fotografare con la pellicola o senza, ricordando che con il sistema analogico avremo in più i costi del materiale sensibile e degli sviluppi e che i tempi per vedere le nostre foto dopo la loro realizzazione saranno più lunghi (uno-due giorni) mentre col digitale scaricheremo subito le foto sul computer dopo averle fatte, non avremo costi di materiale sensibile e sviluppi, ma avremo costi superiori delle attrezzature e tempi più lunghi di lavoro nella gestione dei file che andranno sempre analizzati, sistemati e archiviati dallo stesso fotografo.

In realtà, non si può dire che ci sia un sistema migliore e uno peggiore: analogico e digitale sono due cose diverse, che a mio avviso si integrano a meraviglia. Personalmente li uso insieme, stampando ormai solo in digitale ma proiettando ancora col vecchio diaproiettore quando voglio fare spettacolo, limitandomi a usare invece il videoproiettore solo per lezioni e proiezioni didattiche.

Riepilogando, prima di entrare nel vivo di questo delicato argomento che ci metterà di fronte alla vastità di attrezzature esistenti per fotografare sott’acqua, possiamo affermare senza troppi dubbi che il computer è la base di tutto (come ormai in tutti i tipi di lavoro umano), con i vari accessori specifici per la fotografia, e che l’attrezzatura fotografica per la ripresa può essere invece digitale, analogica o mista secondo le esigenze del fotografo.

Se poi vogliamo trovare un paio di difetti al sistema digitale e al suo uso in ambiente acquatico, giusto per conoscerli senza poi trovarci di fronte a sorprese, è doveroso ricordare che le fotocamere reflex digitali oggi prodotte hanno un mirino piuttosto piccolo per quelle che sono le esigenze di un fotosub. Quando si inserisce una di queste fotocamere in uno scafandro, nonostante l’esistenza di moderni magnificatori (per chi non lo sapesse si tratta di veri e propri ingranditori del mirino), ci si ritrova a dover scegliere l’inquadratura attraverso una sorta di piccolo spazio angusto e scomodo che, in base alla maschera subacquea utilizzata, diventa ancora meno pratico e di difficile uso.
differenza tra aree di mirino
Grafico mirini a confronto (clicca per ingrandire)

Personalmente, avendo fatto l’abitudine a scattare con un mirino sportivo attaccato al vetro dello scafandro (è come inquadrare attraverso un piccolo monitor) e considerando l’inquadratura e l’attimo dello scatto uno dei momenti più importanti e divertenti nella realizzazione di una fotografia, non riesco ancora a pensare di poter scattare usando un sistema digitale con magnificatore e mirino per “contorsionisti” subacquei; resto in attesa di un’evoluzione in tal senso, visto che per adesso si è avuta invece una sorta di involuzione, un bel passo indietro (mi riferisco al solo problema dei mirini sott’acqua).

L’altro piccolo difettuccio, tipico delle reflex digitali e dal quale le compatte sono invece esenti, è la pulizia del sensore. La sostituzione degli obiettivi apre infatti la porta d’ingresso verso l’anticamera del delicato sensore della fotocamera e, in breve tempo, le particelle di polvere che accedono e si depositano per forza di cose sulla sua superficie vanno a inficiare il risultato finale, producendo immagini “macchiate” qua e là da piccoli corpi estranei tipo punti neri sfocati. La cosa noiosa è l’essere legati a una pulizia periodica, attualmente non molto agevole né facile, e/o alla rimozione dei punti neri sull’immagine con un programma di fotoritocco tipo photoshop, altra operazione che porta via ulteriore tempo. Con le reflex d’un tempo la polvere non aveva influenza rilevante e la pulizia, comunque necessaria, non era così gravosa.

Tuttavia, a favore del digitale, rimane sempre l’estrema praticità d’uso, la possibilità di vedere subito il risultato e lavorare molto meglio correggendo errori e difetti col computer o rifacendo le immagini venute male praticamente subito (molto utile nel reportage e anche sott’acqua). Tra l’altro le pellicola ci limita ad avere disponibili solo le 36 pose di un rullino mentre in digitale le schede di memoria consentono ormai di realizzare diverse centinaia di scatti (secondo il formato e la dimensione della scheda) e ciò è particolarmente comodo sott’acqua, dove cambiare la pellicola è sempre stato impensabile, per ovvi motivi…

Concluderei questa piccola introduzione alla scelta delle attrezzature ricordando che oggi anche le fotocamere (digitali) son diventate come i computer: si evolvono rapidamente, troppo rapidamente, tanto da non consentirci di poter creare un’attrezzatura di base da migliorare nel tempo, tanto da non consentirci, a volte, di fare in tempo a conoscerne le caratteristiche. Quindi, cari amici fotografi, vi invito a riflettere e a ponderare ogni mossa prima di acquisti frettolosi e dispendiosi che potrebbero non corrispondere a quanto atteso.

Sempre su PressRelease leggo ancora, dalla mano di Peter Galassi:

La rivoluzione digitale è davvero epocale in termini di cultura umana. Le sue conseguenze sulla fotografia sono enormi, ma non sono nulla se paragonate alle conseguenze sulla nostra cultura in generale. Ciò di cui sono certo è che chi dice di essere sicuro di sapere dove la rivoluzione digitale ci sta portando può solo essere sicuro di sbagliarsi. E’ un fenomeno molto grande, si sta sviluppando molto velocemente, e non possiamo sapere dove porterà.”

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