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Il polpo

di



- Ero solo un ragazzino quando cominciai ad affinare lo sguardo osservando il fondo marino con la maschera e l’aeratore di superficie. Distinguere un polpo tra le pietre del fondo, per un bambino, non è certo cosa facile

Visto il primo, il secondo e poi il terzo, il cervello immagazzina dei dati che poi ti consentono di individuare anche una specie ottimamente mimetizzata nel suo ambiente. Il primo approccio con questi molluschi è spesso predatorio: riaffiora l’istinto dell’uomo cacciatore-raccoglitore, com’è stato per milioni di anni, e i polpi finiscono per diventare oggetto di pesca. Anch’io ho pescato polpi.
Ma dopo centinaia di ore trascorse sott’acqua, dopo aver visto polpi in tutte le situazioni e assistendo oggi alla loro drastica regressione, emerge una certa tristezza e vien da riflettere, visto che ormai incontrare un polpo sott’acqua è diventata cosa abbastanza rara.


Tra i molluschi viventi i cefalopodi sono sicuramente i più evoluti. Letteralmente, cefalopodi significa “con i piedi sulla testa” (da kepahalè – testa e podus – piede) e la cosa ben si addice a quegli animali del mare provvisti di braccia (o tentacoli) che sono direttamente inseriti sulla parte anteriore del capo. Tra tutti i cefalopodi, il polpo è sicuramente il più noto, il rappresentante della famiglia per antonomasia. Tuttavia è sempre difficile parlare di uno degli animali del mare più conosciuti senza cadere nel banale. Proverò pertanto a utilizzare il mio cervello strizzandolo a dovere, esattamente come fa lo stesso polpo, tra gli invertebrati più intelligenti esistenti in natura. Ciò che mi lega alla figura di questo animale è il suo aspetto unico e inconfondibile, abbinato alla sua formidabile simpatia. Sto parlando di un legame affettivo, tra un appassionato di mare e un animale del mare, un legame diffuso tra persone e animali e che, spesso, rappresenta una della grandi gioie della vita. Con membra fluttuanti e muscolatura soda ma ondeggiante, i polpi possono presentarsi nel modo migliore solo sott’acqua. Vedere un polpo fuor d’acqua, sul banco del pesce, è a dir poco deludente.




Conosciuto per lo più come “polipo”, che però in lingua italiana indica lo stadio fisso dei celenterati (corallo rosso, anemoni, ecc.), questo mollusco cefalopode vive su fondali costieri di ogni tipo, rocciosi, sabbiosi o a prateria, fino ad una profondità di circa 100 m. Nei menù dei ristoranti si legge spesso “insalata di polipo”… Ciò a dimostrazione che il termine corretto ha ancora difficoltà ad entrare in uso comune. Il suo nome scientifico è Octopus vulgaris, che significa all’incirca “ottopode comune”.



Otto sono infatti le sue lunghe estremità, le braccia o tentacoli. Animale sostanzialmente solitario, molto legato al suo territorio, effettua piccole migrazioni stagionali, in risposta alle variazioni di temperatura, essendo inattivo a temperature inferiori a 7 °C. Gli adulti si spostano in acque più profonde all'inizio dell'autunno, seguiti successivamente dagli individui più giovani. Invertebrato con sessi separati, vede i maschi di maggiori dimensioni, con un braccio (detto ectocotile) modificato all'estremità in una sorta di spatola con funzione riproduttiva (introduce lo sperma contenuto in sacchetti – spermatofori - nel corpo della femmina). Il periodo riproduttivo è ila primavera. Le femmine producono da 50.000 a 100.000 uova, di circa 2 mm di diametro, deponendole in cordoni gelatinosi, che attaccano a supporti solidi. Alla schiusa, le larve sono pelagiche, e solo dopo 40 giorni prendono contatto con il fondo. Ho visto spesso polpi con le uova, intenti nella cova all’interno delle loro tane: è uno spettacolo senza pari, assisti incredulo a cose straordinarie. La femmina non si nutre per covare le sue uova, le difende strenuamente, non si muove dal suo posto, è disposta a dare la vita. Quante cose ci insegna la natura… Una volta ho avuto anche la fortuna di incontrare e fotografare due polpi durante l’accoppiamento: per tutta la durata dell’immersione sono rimasto a guardare e fotografare, da bravo “guardone”, i due polpi durante il loro atto d’amore. Non ho parole per descrivere quei momenti, potrei rendere banale qualcosa che mi è sembrato un sogno, un privilegio, almeno per un naturalista del mare.


accoppiamento del polpo
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Ma di cosa si nutre il nostro amico? La dieta del polpo è composta prevalentemente da molluschi bivalvi e crostacei, anche se l’animale non disdegna i pesci e molto altro ancora, adattandosi egregiamente alle situazioni più strane. Con corpo ovale, globoso, quasi a forma di sacco, ha testa e corpo, robusti e muscolosi, fusi in una struttura unica chiamata mantello, ben distinguibili per una evidente strozzatura. Ai lati della testa sono sporgenti gli occhi, il pezzo forte di questo animale, piccoli, posti lateralmente e sormontati da due protuberanze. Al possesso di organi visivi così fatti è legato il comportamento vivace ed inquieto di questo bizzarro mollusco cefalopode.



Nella parte posteriore del mantello sono presenti da 7 a 11 lamelle branchiali (non visibili dall'esterno) ed un sifone dal quale è espulsa violentemente l'acqua per diversi scopi: muoversi nuotando velocemente e, in caso di pericolo, espellere il contenuto della ghiandola dell'inchiostro. Questa tasca contiene una sostanza scura che intorbida l'acqua disorientando l'assalitore e permettendo al polpo di fuggire indisturbato. Grazie ai sifoni e al suo straordinario sistema di locomozione, il polpo può sollevarsi all'improvviso dal fondo, diventando una saetta e nuotando come nessun altra specie animale; in realtà son veramente poche le volte che il polpo si mette a nuotare e, quando lo fa, compie brevi percorsi per poggiarsi nuovamente sul fondo e ricominciare a nascondersi con il suo imbattibile mimetismo. Comunque sia il suo è un sistema di propulsione molto moderno: un motore a reazione che lancia acqua sull’acqua, avanzando a scatti facendo pulsare il sacco e aprendo e chiudendo le sue braccia, che divengono una sorta di chioma fluttuante. Che emozione vedere un polpo che nuota, inseguirlo mentre nuota, fotografarlo mentre muove sincroni i tentacoli e quando, sul suo percorso, si sofferma smarrito di fronte al sub che lo osserva, sfiorando il fondo e aprendosi quasi come un paracadute quando sente l’aria al primo impatto…


Una volta, ricordo, mi capitò un evento insolito: un grosso polpo, disturbato forse dai ripetuti lampi del flash, decise di allontanarsi all’improvviso e definitivamente, scegliendo di nuotare diritto verso la superficie; è raro che i polpi facciano ciò, poiché di solito nuotano rasenti al fondale; ma quella volta, da ben trenta metri di profondità, il polpo salì fino in superficie dove lo vedevo, grazie all’acqua limpida, e lo seguivo con lo sguardo dal basso, curioso di quanto accaduto. Una volta giunto sotto il pelo dell’acqua, l’animale prese a nuotare sotto la superficie e si allontanò lentamente.



Da animale informe, assume un aspetto continuamente mutevole: i tentacoli sono talmente vivi e mobili da sembrar dotati, ciascuno, di vita propria; anche le ventose si muovono indipendentemente una dall’altra, aderendo alle singole pietre con movimenti accorti, misurati, molto delicati; quando si apre, il polpo mostra la sua struttura a raggiera, ma solo per poco perché subito si richiude e si raccoglie su se stesso. Incontrarsi sott’acqua con un polpo significa dare un significato all’immersione, interagire con un animale come fosse quasi domestico. Non è raro, quando si riesce a prendere un polpo in mano senza arrecargli troppo disturbo, vederlo mentre si rannicchia su se stesso proteggendosi con i suoi stessi tentacoli, che vanno a disporsi in modo da creare un ammasso rotondeggiante, con le ventose che trattengono qualche pietra per ulteriore difesa; su questa “palla di polpo” si intravede, da qualche parte, un piccolo spazio da dove il suo occhio, timidamente, scruta il mondo esterno.



Dal mantello del polpo partono otto tentacoli, muniti di due file di ventose, raggiate e prive di denticoli; le ventose servono per trattenere la preda e, come abbiamo visto, per spostarsi sul fondo attaccandosi al substrato. Al centro della corona di tentacoli si trova la bocca, provvista di un robusto becco corneo simile, nella forma, a quello di un pappagallo. I tentacoli del polpo hanno più o meno tutti la stessa lunghezza, ad eccezione del braccio modificato dei maschi che è lungo circa il 25% in meno. Maestro nell’arte del mimetismo, questo mollusco può cambiare colore mediante cellule specializzate dette cromatofori, utilizzate per la trasmissione di segnali (corteggiamento, accoppiamento e lotta) e per mimetizzarsi con l’ambiente. La colorazione prende diverse sfumature che vairano dal grigio al bruno, con macchie rossastre o verdastre. La superficie ventrale invece è biancastra ed iridescente. I colori del mollusco non mutano solo in funzione dell'ambiente esterno, ma manifestano addirittura l'umore. Sulla sua pelle affiorano a tratti tinte diverse, ma anche strutture diverse che variano dal liscio al granuloso, dal gonfio al verrucoso… Sott’acqua tutto è diverso se sorprendi un polpo in tana o libero sul fondo. Il suo aspetto varia moltissimo in funzione della situazione. Un polpo in tana si muove poco se è sicuro del suo rifugio e, al limite, si gonfia un po’ mostrando le sue ventose più grandi e ritirandosi all’interno del suo antro, se necessario. Un polpo in giro sul fondo, se sorpreso, all’inizio tenta di mimetizzarsi nel modo che meglio gli riesce; quando si rende conto che lo sguardo del sub non molla la presa, sbianca e inizia a muoversi lateralmente con circospezione, guadagnando terreno verso la sua tana. In alcuni casi si alza e nuota per allontanarsi prima, ma poi si ripoggia sul fondo e, se capisce il subacqueo è ancora nei paraggi, può anche ricorrere all’uso del nero per confondere l’avversario, cosa che i polpi adulti fanno di rado ed è invece più frequente nei giovani.



Riguardo le dimensioni, leggende a parte la lunghezza massima raggiunta dal polpo è di circa 1 m o poco più e il peso raramente supera i 10-12 kg. Frequentatore abituale delle fenditure tra le rocce, il polpo si barrica in tana con pietre, conchiglie vuote e altri oggetti trovati sul fondo, non disdegnando le zone di fondale misto, ma anche sabbioso e fangoso; in questi ambienti, dove costruisce le tane raccogliendo pietre e conchiglie e scavando una sorta di buca sul fondo, risulta facilmente individuabile. L'ingresso della tana, in genere, è riconoscibile anche negli ambienti di scogliera per la presenza di numerosi resti degli animali di cui si nutre (conchiglie di bivalvi, carapaci di granchi e molto altro).



Le specie viventi in Mediterraneo sono Octopus vulgaris, Octopus macropus e Octopus membranaceus. I caratteri che permettono la distinzione di O. vulgaris dalle altre specie sono legati alla diversa livrea e colorazione e alla forma del corpo. Il Polpo può essere anche confuso, in età giovanile, con un altro frequentatore dei nostri mari: il moscardino (Eledone cirrhosa ed Eledone moschata). Il moscardino si distinguere dal polpo per la presenza sulle braccia di una sola fila di ventose e per avere tentacoli molto più corti e tozzi rispetto alle dimensioni del corpo. Il polpo è comune lungo le nostre coste e dovrebbe essere ampiamente presente nell'intero bacino del Mediterraneo. Tuttavia oggi la sua diffusione sta mutando e considerarlo comune non è più tanto normale. Octopus vulgaris è inoltre specie cosmopolita, con una distribuzione che va dall'Oceano Indiano, al Pacifico fino all'Atlantico orientale ed occidentale. I sistemi di pesca e l’eccessivo consumo stanno mettendo a rischio la sua sopravvivenza sul pianeta.



Che dire: ho incontrato tantissimi polpi in mare, tanto da poter scrivere molte pagine sulle diverse emozioni suscitate dalle più disparate situazioni. Mi auguro che queste righe di presentazione di questo splendido animale contribuiscano a diffondere una nuova sensibilità verso questa specie, talmente apprezzata dall’uomo in cucina da averlo portato sull’orlo di un precipizio dal quale, spero, non cada troppo presto.


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