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Isole Tremiti: un mare di sorprese.

di Aldo Cirillo



5/9/2007 - Il verde dell’isola stretto in un caldo abbraccio dall’azzurro del cielo e dal blu del mare. Un profumo dei pini che ti accoglie mentre un delicato vento carezza le fronde. La limpidezza delle acque gia evidente nell’area del piccolo porto promette immersioni da favola.

Il 24 agosto io e Maruzzella sbarchiamo sull'isola di San Domino. Manchiamo dalle Tremiti da 3 anni e più volte ci siamo riproposti di tornarci, non riuscivamo infatti a dimenticare le limpide acque e i meravigliosi cieli stellati che qui si possono trovare.


IL VILLAGGIO E IL DIVING.

Come spesso facciamo, per organizzare la vacanza ci siamo rivolti direttamente ai diving del posto. Questa volta abbiamo scelto il Marlin Club Diving Center che ci ha aiutato ad organizzare il nostro soggiorno sull'isola.


I pini di S. Domino
S. Domino

Alloggiamo al Touring Club Italiano, un carinissimo villaggio composto da semplici ma confortevoli capanni in legno immersi nella pineta a due passi da una delle piu belle cale dell'isola: cala degli inglesi. Prima buona notizia: nulla sembra cambiato dalla nostra ultima visita. L'isola è sempre bella e ricca di vegetazione. Ci sistemiamo nel nostro capanno e subito ci rechiamo al diving per conoscere personalemte coloro che ci accompagneranno alla scoperta delle meraviglie sommerse dell'arcipelago.

Il Marlin è un diving molto organizzato. Si immergono più volte al giorno e fanno in modo che il subacqueo possa godersi a pieno le immersioni. Ti fanno trovare l'attrezzatura gia pronta in gommone, ti accompagnano al porto in pulmino e ti riportano al diving con un'efficienza 'svizzera'.
Indossano tutti una t-shirt in lycra personalizzata (azzurra il giorno, nera la sera) e ognuno svolge il suo compito con diligenza. Forse è questa loro efficienza che ci da l'impressione iniziale che siano un po'... freddi. Ma gia dopo qualche giorno abbiamo cambiato idea.


I PRIMI TUFFI... AL SALE.

Dopo il nostro arrivo, si alza un vento di maestrale che in poco tempo fa agitare il mare. Il versante nord dell'isola diventa impraticabile e per i primi due giorni dobbiamo immergerci nel versante sud e limitarci ad una al giorno per non dover ripetere le gli stessi tuffi.


Discodoris atromaculata
Discodoris atromaculata.

La grotta del sale e lo scoglio del sale ci introducono alle bellezze sommerse dell'isola. Nonostante siano due immersioni semplici dove non si superano i 23 metri e forse le meno interessanti per sub piu esperti, incotriamo gronghi, polpi, entriamo in un grottino dove sulla volta scorgiamo 4 magnose.


PUNTA SECCA.

Iniziamo a fare amicizia con i nostri compagni di immersione. Conosciamo Sebastiano di Milano che è al nostro stesso villaggio e scopriamo che è anche collega di Maruzzella! Facciamo amicizia anche con quelli che chiamiamo 'il padre' e il 'figlio' (ammettiamo di aver dimenticato i nomi...perdonateci!). Comincia a formarsi un gruppetto e ci diamo appuntamento per fare le stesse immersioni. Anche tra lo staff del Marlin comincia a vedersi qualche timido sorriso!

Il 27 mattina abbiamo una bella sorpresa. Il vento è calato considerevolmente e possiamo finalmente avventurarci nei fondali a nord e infatti ci comunicano che andremo a Punta Secca dell'isola di Capraia. La nostra guida è Jonatan, un ragazzo argentino che lavora come guida da noi ma anche nel suo paese e che per questo soprannominiamo "l'eroe dei due mari ".

Scendiamo sul cappello a una profondità di 7 metri e troviamo una fastidiosa corrente. Dopo i rituali segnali di ok, ci mettiamo in marcia tenendo la parete alla nostra sinistra. Ci imbattiamo subito in due ancore del 1700 posizionate sul fondo l'una sull'altra, quasi incrociate.

Jonatan
Jonatan.

La paretina è ricoperta di spugne e scorgiamo molti nudibranchi. Una murena fa capolino dalla sua tana e ci guarda incuriosita. Tanti saraghi ci accompagnano durante i nostri spostamenti e di tanto in tanto una pioggia di salpe ci taglia la strada. Scorgo una galatea sotto una roccia e attiro l'attenzione di un nostro compagno di immersione munito di macchina fotografica. Dopo 43' minuti la nostra immersione termina con la tappa di rispetto, con la corrente che ci ostacola un po'.


Cratena Peregrina
Cratena Peregrina.

Anche per oggi non ci immergiamo più. Attendiamo che il mare si calmi ancora e cominciamo a pregustare la notturna che dovrebbe farsi il giorno seguente.


IL GIORNO PIU' BELLO: la secca di punta secca e la secca della vedova

Avevamo manifestato il desiderio di immergerci alla secca di punta secca e subito i ragazzi del diving ci accontentano. Mentre stiamo per andare con i nostri soliti compagni di immersione, Marco ci avvicina e con un filo di voce e con fare circospetto, ci dice che ci immergiamo con un altro gruppo alle 9.00 alla secca di punta secca!

Che bello! Io e Maruzzella siamo contenti anche se ci dispiace per i nostri compagni che ignari si avviano verso la loro meta. Alle 9.30 siamo sul gommone pronti per il tuffo. Questa volta ci guida Alberto che con la solita precisione svizzera ci fa il briefing. Questa volta c'è una nota di colore! Il nostro barcaiolo con la t-shirt di ordinanza del diving, indossa anche un coloratissimo berretto in stile jamaica!!! E vai Bob!!! Facci sognare!

Ci tuffiamo e ancora troviamo una leggera corrente. Superiamo un ciglio e cominciamo la discesa tenendo la parete alla nostra destra. Scendiamo piu in giu delle altre immersioni ma senza superare mai i 36 metri. La parete è bella e nel blu riusciamo a intravedere dei palamiti in caccia anche grazie ai movimenti fulminei dei piccoli pesci che nel tentativo di sfuggirgli, si avvicinano alla parete.

Improvvisamente ci appaiono quelle che sono l'attrazione di questa immersione: le paramuricee clavate bicolori. Queste paramuricee invece di essere solo di color rosso hanno le estremità di una colorazione gialla molto intensa. Sono davvero belle e anche grosse. Hanno i polipi fuori e sembrano dei ventagli di piume. Mi fermo incantato a guardare il giallo brillante dell'estremità di una paramuricea particolarmente grossa. Spesso sui loro rami si scoprono grossi scorfani immobili.

Osservo Maruzzella che felice esplora le gorgonie con il suo potente illuminatore. Sembra sorridere dietro la maschera. L'immersione in tutto dura 35 minuti ma sono stati goduti a pieno.

Ancora euforico per l'esperienza fatta, tornato al capanno, lascio cadere il computer da immersione Nemo da nemmeno 50 cm e... cominciano le imprecazioni! Il Nemo non si accende più. Meno male che abbiamo con noi anche il nostro fedelissimo e indistruttibile Aladin Pro.

Alle 15.30 siamo di nuovo al diving per l'immersione del pomeriggio dove ritroviamo 'il padre e il figlio' e Samanta, una simpatica aretina con configurazione 'quasi DIR' e pinneggiata a rana 'scientifica', che diventerà una delle nostre compagne di immersioni abituale.


Samanta
Samanta.

Questa volta Alberto ci conduce alla secca della vedova. Questa immersione l'avevo gia fatta 3 anni fa e ricordavo che era molto bella ma... non ricordavo che fosse TANTO bella!

Visibilità eccezionale. Non appena mi immergo sento che sarà una grande immersione e infatti comincio a fare gesti di gioia a Maruzzella che mi guarda interdetta e pensa che sia in narcosi. Nuvole di grossi saraghi fasciati sono fermi accanto a uno scoglio. Riusciamo ad avvicinarci tantissimo e sono bellissimi. Sembrano d'argento. Vediamo in lontananza dei dentici. Li incontreremo di nuovo dopo.

Emozionante l'ingresso in una fenditura nella roccia che poi converge in una grotta con fondo sabbioso. Le pareti ricchissime di spugne colorate. Sotto un masso vedo una bella Musdea e un pigro scorfano.

Dalla volta cade un granchio facchino che quasi si posa sulla schiena di Maruzzella che ignara continua a illuminare gli anfratti della parete. Appena entrati nel grottino Alberto illumina sul fondo sabbioso tre hypselodoris picta: due sono uno sull'altro. Mi sento un po un guardone! Mi avvicino cercando di non alzare sabbia con le pinne quando Alberto illumina un grosso grongo che se ne sta in un angolo per metà fuori tana!

Attiro l'attenzione di Maruzzella e insieme lo osserviamo infilarsi lentamente nella tana fino a rimanere solo con la testa fuori. Quasi a salutarci il grongo apre e richiude velocemente la bocca. Nonostante siamo in un grottino la visibilità è perfetta e si ha l'impressione di non essere in acqua.


Aldovich e Maruzzella
Aldovich e Maruzzella.

Usciamo e in assetto neutro restiamo immobili aspettando che gli altri vengano fuori... ci sembra di volare. Ancora i saraghi scintillanti fanno bella mostra di se. Io, Maruzzella e Samanta ci scambiamo gesti di grande soddisfazione.

Alberto si rimette in moto e ci conduce a fare un giro esterno, quando vedo una cosa che mi stupisce molto. Le nostre bollicine d'aria incastrate tra le rocce risalgono verso l'alto come tante fumarole e moltissime boghe si infilano tra di loro come se cercassero di mangiarle. Davanti ai nostri occhi si presenta un'alta colonna di boghe che si muovono attorno alle bollicine! Comincio a rimpiangere di non avere ne telecamera ne macchina fotografica.

Alberto come un esperto cacciatore, comincia a risalire lentamente lungo una roccia e ci fa segno di seguirlo senza fare troppe bolle ne rumore. Risaliamo lentamente fino a quando superiamo il ciglio con lo sguardo e vediamo dei grossi dentici che nuotano li vicino!


Dentici
Grosse orate (sparus auratus).

Li conto... sono due... tre... cinque! Cinque grossi dentici per nulla intimoriti. Maruzzella mi invita con un segno ad andare verso di loro ma io le rispondo no perchè dobbiamo ritornare indietro. Mi distraggo per pochi secondi e quando mi rigiro la vedo avanzare 'in punta di pinne... zitta zitta' verso il dentici. Mi fa fare una grossa risata nell'erogatore! Ma chi non ride è Alberto che immediatamente le si pone davanti e le fa un imperioso segno di immersione finita!
L'immersione è conclusa e comincia la fase del ritorno al gommone ma le emozioni ancora non sono terminate. Un dentice di taglia piu piccola ci passa davanti e si fa avvicinare tantissimo e una grossa spigola ci gira attorno per poi nuotare via velocemente. Quando usciamo ci lasciamo andare a commenti entusiasti ancor prima di salire sul gommone e chiediamo ad Alberto: "Possiamo tornare giù?"


ADLEMO, GLI ARCHI E LO SCIROCCO.

Sono gia passati un po' di giorni ma ancora non abbiamo avuto modo di conoscere meglio Adelmo, il titolare del Marlin Diving. Finalmente il pomeriggio dopo l'immersione allo "scoglio delle cernie" abbiamo modo di parlare un po' con lui. "Ancora non ci siamo immersi insieme" ci dice, e Maruzzella subito gli propone: "giusto... portaci agli archi di punta secca allora!!!"

Adelmo sgrana gli occhi: "ma che brevetto hai? Un secondo grado? ... uhm.. non mi basta". Io gli faccio presente che però Maruzzella ha esperienza e ha fatto più di 100 immersioni. Di nuovo Adelmo assume un'espressione da 'uhm' e dice: "...vi posso portare a vedere gli archi, senza scendere per passarci attraverso". A noi sta bene anche cosi!
L'immersione viene quindi programmata per la mattina seguente alle ore 9.00. Riusciamo anche ad infilare nel gruppo Sebastiano e Samanta.

Al mattino però il risveglio non è dei migliori. Il vento sibila forte tra le cime dei pini e ci fa presagire che l'immersione difficilmente si farà. Un terribile scirocco soffia sull'isola e il mare è di nuovo in agitazione... il pericolo 'scoglio del sale' comincia a materializzarsi! Al diving ci aggiornano che l'immersione con Adelmo è saltata per colpa del caldo scirocco e ancora una volta, la notturna slitta al giorno successivo, sempre meteo permettendo.


Una Corvina
Una corvina (Sciaena umbra).

Ci immergiamo a "cala dei Turchi". Un Jonatan sempre più spigliato e simpatico ci illustra il percorso durante il briefing. Ci tuffiamo e ci avviamo lungo una parete di roccia molto bella. In un anfratto quasi sul fondo sotto la parete, sono in agguato due grossi scorfani. Passiamo davanti all'ingresso di una grotta dove però Jonatan non ci fa entrare e piu avanti Maruzzella scorge le inconfondibili antenne delle aragoste e le saluta con un urlo di gioia. Le due simpaticone hanno trovato la loro tana in alto accanto all'ingresso di un'altra grotta. Un astice nascosto piu in basso mi sfugge; "Il padre e il figlio" lo vedono e dopo ci raccontano la cosa. Questa volta Jonatan ci fa entrare nella grotta. E' abbastanza ampia ed alta e il fondo è sabbioso. Illuminando in giro scorgiamo tanti gamberetti che scorrazzano sulla sabbia. Quando vengono investiti dal fascio luminoso i loro occhi brillano.

Maruzzella ha ancora il tempo di spaventare con il suo solito urletto di felicità una bella murena che le faccio vedere. Incontriamo anche una Musdea a che illuminata, comincia a girare in tondo nella fenditura dove si nasconde. L'immersione volge al termine ed è tempo di tornare al gommone.


Una musdea
Una musdea (Phycis phycis).

In serata salutiamo i nostri nuovi amici che il mattino seguente devono tornare a casa: Sebastiano e la compagna e "il padre e il figlio" al quale si è aggiunta.. "la madre"! Ciao ragazzi. E' stato un vero piacere conoscervi.


LA SECCA DEL FERRAIO E I PROPULSORI.

Alla secca del Ferraio ci siamo immersi piu volte anche perchè era uno dei punti di immersione praticabili date le condizioni meteo.

La profondità massima è di 36 metri e bisogna pinneggiare per circa sei minuti per raggiungere la secca. Durante il tragitto facciamo un incontro con dei grossi dentici. Sono davvero tanti e nuotano indifferenti davanti a noi. Li riusciamo a vedere attraverso una grossa nuvola di castagnole ma poi si spostano e li vediamo chiaramente.

Questa mattina era successo un miracolo. La mia compatta digitale Canon alla quale non funzionava piu lo schermo lcd dopo il terzo ed ultimo allagamento, improvvisamente aveva ripreso a funzionare! Cosi dopo tanto tempo ho di nuovo con me la macchinetta fotografica e posso scattare qualche foto. I dentici le mie prime vittime.


Un dentice tra le castagnole
Un dentice tra le castagnole.

Giunti alla secca, cominciamo a girare attorno al masso piu grosso incontrando murene, aragoste e tante musdee. Ancora una bellissima immersione.

Alla secca del Feraio abbiamo anche avuto modo di provare i propulsori subacquei che il Marlin Diving mette a disposizine dei suoi clienti. Con una breve lezione Adelmo ci ha spiegato come si usano, cosa non si deve fare, ci ha illustrato i vantaggi del loro utilizzo, dopodichè siamo andati a mare a farci un giro.


io e i propulsori
I propulsori.

E' stata una bella esperienza. Sono davvero facili da utilizzare e sentirsi trascinare in acqua senza fare il minimo sforzo è una bella sensazione. I propulsori hanno un assetto neutro a qualunque profondità, quindi quando ci si ferma non danno grandi fastidi. Durante il nostro giro Adelmo ci ha fermato piu volte per mostrarci cose da vedere, in particolare un grosso astice che se ne stava affacciato dalla sua tana. Solo la presenza del propulsore ha impedito a Maruzzella di catapultarsi sull'astice per urlargli la sua gioia di averlo incontrato!

I propulsori però fanno rumore e finiscono con lo spaventare il pesce. Ma questo non è importante dato che la loro funzione principale non è quella di portare sub pigri a zonzo per i fondali.

Dopo il giro con i propulsori finalmente c'era la tanto attesa notturna... alla quale abbiamo rinunciato! Erano ormai le 20.00 e l'immersione era prevista per le 20.30. Avevamo sentito un po' di freddo... insomma, non eravamo al massimo e quindi abbiamo dato forfait.

ULTIMA IMMERSIONE.

Siamo ormai al 2 settembre ed è il momento di far ritorno a casa. Partiamo con il traghetto delle 16.00 quindi... abbiamo il tempo per un ultimo tuffo mattutino!

L'arrivederci alle Tremiti lo diamo al "pianoro delle cernie" che si trova a punta secca. Alberto ci guida in quest'utlima immersione. Il generoso mare delle Tremiti ci lascia un ultimo bel ricordo.


Murena e gamberetto
Murena e gamberetto.

Tanti colori, molte murene, una in particolare con un gamberetto in bocca. Una bella galatea, molti colorati nudibranchi, e il passaggio di un tonnetto in caccia.


Flabellina Affinis
Flabellina Affinis.

Sul pianoro abbiamo incontrato le padrone di casa, le cernie. Le abbiamo viste ferme, eleganti, e ci siamo avvicinati cautamente, ma loro con il loro classico stile sono scivolate nelle fenditure che le fanno da tana. In una di queste c'erano anche 3 corvine.

Tornati al diving abbiamo lavato le nostre attrezzature, scambiato le ultime chiacchiere con Adelmo e abbiamo avuto la conferma che l'impressione avuta inizialmente di 'freddezza' era errata.


Adelmo del Marlin
Aldovich, Maruzzella e Adelmo del Marlin.

Mentre scriviamo abbiamo ancora negli occhi i colori del mare delle Tremiti, le luci del suo cielo stellato e il colore caldo degli splendidi tramonti di cala degli inglesi.


Un tramonto a cala degli Inglesi
Un tramonto a cala degli Inglesi.

Inoltre è cresciuta in noi la voglia di evolverci come subacquei, con piu consapevolezza delle nostre capacità e dei nostri limiti. Un grazie ai ragazzi del Marlin che ci hanno accompagnato...


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