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L'oro del Rex

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- Da sempre appassionato di relitti, di musica e di film girovagando in biblioteca scopro nella sezione dedicata ai film uno scaffale intero dedicato a Federico Fellini con i suoi film tra cui Amarcord e mi ritorna in mente la famosa scena del passaggio del Rex. Chissà dove sarà finito il Rex, affondato, demolito, ristrutturato come accadde allo Stockolm tristemente noto per aver speronato e causato l’affondamento dell’Andrea Doria?

Mi ricordo di aver forse qualcosa tra i miei appunti sui relitti e navi ed anche grazie ad internet si delinea un interessante quadro ed addirittura compare il mistero di un tesoro nascosto.

Ecco i dati “anagrafici”:

Rex: transatlantico commissionato dalla Navigazione Italiana
Costruttore: Cantieri Navali di Sestri Ponente (Ansaldo) nel 1930
Varato il 1 agosto 1931 alla presenza del Re Vittorio Emanuele e dalla Regina Elena.
Entrata in servizio: il 27 settembre 1932.
Affondato: 8 settembre 1944.

Ed ecco “le misure”:

Stazza Lorda: 51061t
Lunghezza 268,20 mt
Larghezza 29,50 mt
Altezza 37 mt
Equipaggio 870
( di cui 59 ufficiali, 258 marinai, 90 cuochi, 450 camerieri, 8 staff medico, 5 telefonisti e telegrafisti)
Passeggeri 2032
( di cui 378 prima classe, 378 classe speciale, 866 terza classe, 410 classe turistica).
Curiosamente anziché la seconda classe era rinominata “classe speciale

Il viaggio inaugurale partì da Genova il 27 settembre 1932 con 1872 passeggeri.

Problemi in sala macchine lo costrinsero ad una sosta tecnica per le riparazioni a Gibilterra.

Curiosamente alcuni passeggeri, preoccupati per il tempo perso, decisero di sbarcare dal Rex raggiungendo in treno la Germania allo scopo di imbarcarsi sul transatlantico Europa verso New York.

Al loro arrivo in America trovano il Rex già tranquillamente ormeggiato in porto.

Come viaggio inaugurale costituì un preludio all’exploit che giunse puntuale l’anno successivo, il Rex il 14 agosto 1933 conquistò il Nastro Azzurro per la più veloce traversata da Gibilterra al faro di Ambrose in America. Il comandante era Antonio Tarabotto che riuscì a far compiere alla sua nave il tragitto di 3181 miglia in 4 giorni, 13 ore e 8 minuti. In un sol giorno riuscì a compiere ben 736 miglia alla velocità di 29,61 nodi.

Il Nastro Azzurro del Rex era una bandiera lunga 29 metri (un metro per ogni nodo) issata sull’albero di maestra, record che resistette fino al 3 giugno 1935 quando venne battuto dal francese Normandie.

L’apparato motore del Rex era formato da quattro gruppi di turbine che muovevano quattro eliche di ben 5 metri di diametro, la potenza dichiarata era di 120.000 cavalli anche se poi dopo la messa a punto in mare ne risultarono ben 136.000.

L’ultimo viaggio da “civile” del Rex avvenne nella primavera del 1940, infatti già dal 9 settembre 1939 era stato requisito dalla Regia Marina.

La Regia Marina pensò ad una trasformazione in una portaerei, come accadde per l’ex turbonave passeggeri Roma che doveva divenire la portaerei Aquila ma non se ne fece nulla.

Il Rex risultò più utile come nave ospedale per il trasporto di feriti dal Nord Africa.

L’8 settembre 1944 mentre era ancorato vicino a Trieste (oggi territorio sloveno) venne avvistato da ricognitori della RAF e bombardato con 123 razzi. Dopo un incendio durato quattro giorni la nave affondò.

Come sempre accade dopo la guerra si penso di recuperare il Rex, ma poiché l’impresa era antieconomica venne decisa la sua demolizione, ponendo così ingloriosa fine ad una delle navi passeggeri più belle costruite dalla cantieristica italiana, la stessa cantieristica che oggi scelte scellerate stanno portando ad estinzione.

Disegni del Rex

il Rex

il varo del Rex

Come già per la mitica cassaforte dell’Andrea Doria anche il relitto del Rex ha il suo tesoro nascosto, e la coincidenza temporale con l’8 settembre 43 ha alimentato la leggenda di un fantomatico tesoro sottratto agli ebrei triestini nascosto dai nazisti in fuga proprio a bordo del Rex e precisamente nella cabina n.87.

Per certo gli arredi del Rex vennero trasportati in Germania prima della liberazione di Trieste, ma proviamo a raccontare la storia del tesoro.

Si narra che nel 1944 un maggiore della Wehrmacht, tale Fritz Haider, avrebbe nascosto oro, braccialetti, pietre preziose e oggetti appartenuti agli ebrei triestini in una buca scavata sotto la cabina 87 prima che gli inglesi affondassero la nave.

Il maggiore Fritz Haider dopo la guerra si sposò, ebbe una figlia e nel 1954 venne convocato dal tribunale di Bonn che voleva far luce sulla vicenda. Interrogato si proclamò innocente ed estraneo alla vicenda e tutto ebbe fine.

Anni dopo però tutta la storia tornò a galla quando morì l’ex Capitano della Wehrmacht Walter Schratzer, vecchio collaboratore del maggiore Haider che prima di morire parrebbe aver dichiarato alla stampa tedesca che nel 1944 insieme al maggiore Haider prese parte al saccheggio di Trieste appropriandosi di ori e preziosi nascondendoli successivamente a bordo del Rex.

Il maggiore Haider venne nuovamente convocato dal tribunale di Bonn ed anche questa volta si professò innocente facendo ricadere la colpa sull’ex capitano.

Verso la fine degli anni 80 anche la figlia dell’ex maggiore si interessò alla storia, prendendo spunto da una ricerca condotta da un ingegnere genovese, l’ing. Franco Carofani, che ricostruì la storia del Rex nei minimi dettagli, ricostruzione resa possibile dalla singolare coincidenza che il padre dell’ing. Garofani era stato uno dei progettisti del Rex mentre egli stesso insieme al fratello lavoravano nei cantieri di Monfalcone quando il Rex venne affondato.

La figlia dell’ex maggiore Haider comunque professò sempre l’innocenza del padre che sul letto di morte ribadì alla figlia di non aver mai trafugato, ne tantomeno nascosto nulla sul Rex. Anche le successive ricerche per verificare l’esistenza del tesoro ebbero esito negativo.

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