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L'isola delle rose

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- ''E' tutta una favola, una montatura giornalistica, dai è impossibile che esista veramente''.
Ma per il Dive Planet nulla è scontato e dopo anni di ricerca infruttuosa da parte di altri cacciatori del mare, finalmente l'isola d’acciaio si è rivelata a noi in tutta la sua bellezza e particolarità.

Non appena scesi sul fondo abbiamo subito capito di averla ritrovata. Ci siamo infatti imbattuti in diverse strutture, come parti di muratura in mattoni e parti strutturali, come putrelle in ferro, sassi utilizzati per il riempimento pareti ma soprattutto abbiamo ritrovato le due grosse boe che furono utilizzate dal Genio della Marina per delimitare la zona, prima di fare esplodere con il tritolo la piattaforma.
Il ritrovamento è stato poi confermato dall'Ingegner Rosa, il padre putativo dell'Isola delle Rose, che con un nodo alla gola ci ha detto che quello che avevamo visto era proprio la sua Isola.

La piattaforma dell'isola delle rose
La piattaforma dell'isola delle rose

L'isola delle Rose (in esperanto Insulo de la Rozoj) era una piattaforma artificiale costruita nel mar Adriatico al largo di Rimini, 500 metri al di fuori delle acque italiane, che nel 1968 venne proclamata Stato Sovrano dal suo fondatore, l'ingegnere bolognese Giorgio Rosa.

L'esperienza dell'autoproclamata Repubblica Esperantista fu breve e durò poche settimane. Nel suo breve periodo di vita, l'isola si dotò di un proprio governo formato da un presidente del consiglio dei dipartimenti e da cinque dipartimenti e adottò come lingua ufficiale l'esperanto, per sancire la propria sovranità e indipendenza dalla Repubblica Italiana, nonché ribadire il carattere internazionale della nuova repubblica; fu adottato uno stemma con tre rose rosse con gambo verde fogliato raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico.

Occupata dalle forze di polizia e sottoposta a blocco navale, l'Isola delle Rose fu demolita nel febbraio 1969.

L’immersione sull’isola delle rose è davvero unica sia per la sua storia, per il tipo di fondale, per i resti, sia per la biologia. La sua profondità non eccessiva la rende accessibile anche ai neofiti della subacquea.
La profondità massima è di 13 metri e la discesa viene eseguita lungo una cima ancorata direttamente alla struttura di fondo posta esattamente al centro dei resti dell'Isola, da dove si parte per l’esplorazione di questo particolare sito.

Resti sul fondo

L'immersione è tranquilla. Veniamo trasportati da una lieve corrente e perlustriamo ogni anfratto ed ogni accumulo di murature al fine di scovare qualche tana; intanto la mente corre alla storia di questa immersione; ci immedesimiamo con il guardiano dell'Isola e con sua moglie che hanno vissuto in questi luoghi, cerchiamo di carpire eventuali segni che non sono stati ancora valutati, speriamo di ritrovare qualche oggetto rimasto sepolto dopo la demolizione e dopo la tempesta che la ha definitivamente abbattuta e resa una perfetta immersione per qualsiasi subacqueo.

Riccio

La biologia del sito è molto varia e particolare. Durante l'immersione avvistiamo seppie, cavallucci marini, cannocchie, scorfani, gronghi, ghiozzi, bavose, nudibranchi e granseole.
La memory card dei fotosub è ben presto piena di scatti interessanti ma il momento di risalire arriva sempre troppo presto. Il manometro ci indica che la scorta d'aria è arrivata quasi al termine e quindi ci apprestiamo a tornare su ed eseguire la sosta di sicurezza che ci ha consigliato il cpt. Steve del Dive Planet durante il briefing.

Cannochia

Alcuni subacquei per risalire utilizzano il pedagno in quanto non ritrovano la cima di risalita, fatto abbastanza normale data la vastità dell'area esplorata. Ognuno risale sul gommone dopo la sosta di sicurezza a 3 metri per 5 minuti ed è tempo di ritornare al porto di Rimini in località San Giuliano a Mare, pronti per una nuova avventura ed una nuova immersione.
Ci ricorderemo sempre di questa immersione. Non un'isola vera con palme e noci di cocco, ma un'isola subacquea con massi, pietre, putrelle e tanti pesci.

Foto subacquee di Stefano Paganelli.

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