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Un sabato notte a Castelveccana

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- Sarà la pessima giornata, meteorologicamente parlando, sarà che per me il lunedi al lavoro è sempre un trauma, sarà la prospettiva di non fare immersioni i prossimi giorni per la pioggia incessante, ma non riesco a far altro che pensare alla notturna di sabato scorso, fatta con l’immancabile socio, ripercorrendola minuto per minuto.

Alle 20 e di sabato, cosa anomala, ci ritroviamo a casa mia. Fabrizio arriva sempre con almeno dieci minuti di anticipo, che per me, eterno uomo dell’ultimo secondo, e’ un dramma. Stavolta pero’ l’attrezzatura e’ gia pronta, mi mancano solo le lenti a contatto e lo zaino con il sottomuta e l’asciugamano. Riempita l’auto partiamo verso Castelveccana, sul Lago Maggiore, rinunciando a Sasso Moro all’ultimo minuto.

A Castelveccana, in caso di pioggia, c’e’ un chioschetto, chiuso di notte, che ci permetterebbe pero’ di vestirci e cambiarci al coperto.

Al solito passiamo i 45 minuti che ci separano dal lago, sparando ca##ate e parlando di subacquea: attrezzature, didattiche, configurazioni…

Arriviamo. Non piove e iniziamo a cambiarci, e come sempre le parole piano piano scemano e regna il silenzio: non ci ho mai pensato, ma forse e’ il nostro modo di concentrarci prima di ogni tuffo. Dopo poco, chiusa l’auto, raccogliamo la boa di segnalazione, la strobo e l’ancoretta e scendiamo le scale. Il lago e’ alto rispetto al nostro precedente tuffo. Siamo in acqua. Mettiamo le pinne, accendo la strobo…non va’…ma come, batteria nuova, penso. Riprovo…non c’e’ verso…niente…nessun segno di vita…

Scendiamo. La visibilita’ e’ ottima. Al solito Fabrizio srotola la cima del pallone durante la discesa ed io porto l’ancoretta agganciata al D-ring del gav. Arrivati a circa -7 metri fissiamo il pallone al fondo.

Durante la discesa notiamo, da subito e con piacere, ma non e’ la prima volta quest’anno, tanti, tantissimi persici, di tutte le dimensioni: dai pochi centimetri ad esemplari decisamente piu’ grossi…bene.

Abbiamo deciso di puntare subito alla Viennetta, sui 40 metri, per poi risalire, fare il solito giro e tornare alla boa per fare la sosta. Puntiamo decisi verso il nero, sempre con la parete che scorre sotto di noi. In poco tempo siamo a -45m.

Io sono 1 o 2 metri sotto Fabrizio, la narcosi c’e’, poca, gestibile ma c’e’, e va trattata con il massimo rispetto.

Un’occhiata veloce a Fabrizio, gli do l’ok e mi risponde senza esitazione.

La Viennetta e’ chiamata cosi’ in quanto e’ una tipica conformazione della roccia, sembra quasi una sfoglia, che per colori ed aspetto la fa assomigliare al gelato da cui prende il nome. Altro aspetto caratteristico e’ che te la trovi di fronte quasi all’improvviso, e cosi’ come appare cosi’ finisce. Un’autentica discontinuita’ nella parete, che altrimenti e’ piu’ regolare e uniforme. Ammiro le frastagliature, le insenature ed i giochi di chiaro-scuro della Viennetta, ogni tanto ci scambiamo sguardi di intesa da dietro i vetri delle nostre maschere. Risaliamo cercando di accumulare meno deco possibile. Ai 30 metri riesco finalmente a far vedere al socio dei piccoli crostacei, di cui ignoro il nome, e che fanno capolino, da quelli che sembrerebbero dei piccoli pezzetti di ramo (in realta’ costituiscono la loro tana o il loro guscio), e lentamente si muovono sulle rocce.

Risalendo, ad un certo punto, il socio mi fa cenno con la torcia, un cenno piuttosto insistente…ha notato una bella bottatrice, riesco ad avvicinarmi quanto basta per prendere le misure, quasi la tocco, poi scappa via. Saranno almeno 30 cm di lunghezza…
Continuiamo. Ancora notiamo tanti persici, saremmo intorno ai -20, uno in particolare veramente imponente.

Questa volta sono io a scovare un‘altra bottatrice, leggermente piu’ piccola della precedente, che si allontana rapidamente, ma subito sotto di noi, uno sbuffo di sospensione rivela la presenza di un altro esemplare, stavolta decisamente piu’ piccolo che, cercando di scappare, meglio non sa fare che percorrere una sorta di traiettoria circolare che di fatto lo porta ancora piu’ vicino.
Lo punisco per il maldestro tentativo di fuga con una carezza con il mio spesso guanto in neoprene. Sparisce all’istante.

Risaliamo. Almeno altri due persici notevoli ed un’altra bottatrice ci allietano la permanenza. Ormai saranno passati 35 minuti e ci avviamo verso la quota dei -5. Spaventata dalle nostre lampade, noto una piccola bottatrice che disperatamente cerca di infilarsi tra dei sassi in cerca di rifugio, quasi come se le stessimo dando la caccia…mi fa tenerezza.

Siamo alla fine, manteniamo la quota dei -5 in attesa di smaltire la sosta, vicino alla boa. Come sempre continuiamo a perlustare la zona…Quasi piegata su se stessa noto sul fondo un altro grosso esemplare di bottatrice, mi avvicino lentamente, molto lentamente, voglio vederla da vicino, ma devo evitare che scappi via.
E’ veramente grande. Ormai sono tanto vicino da poterla afferrare. Allungo la mano e… la misuro: un palmo, due, si due palmi, saranno 40 cm. La misura e’ approssimata perche’ e’quasi ripiegata su se stessa, come se dormisse, infatti non si muove, ma e’ li, ed io a pochi centimetri da lei.
Non c’e’ dubbio, sta dormendo… chissa’ se sogna e cosa stara’ sognando.
Io un’idea ce l’ho: “Meno male che almeno oggi non son venuti quei rompiscatole di subacquei”.

Buonanotte creatura del lago…

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